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La variegata e ricca attività letteraria di Mastroianni si articola in diverse raccolte, il cui linguaggio mantiene una costante limpidezza di stile, una ricercatezza metrica e lessicale di matrice esplicitamente classicista, e le cui tematiche risultano per la maggior parte ispirate dalla malinconica evocazione della terra d’origine e pervase da un “intimo e vivo amore per la poesia”.La prima raccolta, dal titolo “L’arcata sul sereno” (1963) è appunto una consapevole dichiarazione di intenti, nei confronti

di una vocazione poetica che non può più essere tenuta nascosta. Nonostante l’autore avverta di essere giunto ormai quasi al tramonto della vita, sente che “in cima all’anima non si è spento l’ultimo sole” e che, anzi, “il senso della poesia e della sua divina presenza nel tempo e nelle cose, si fa religioso e sacro”. La raccolta ci rivela dunque le modalità del nascere e dell’evolversi dell’innato sentimento poetico di Mastroianni, ci permette di conoscere la sua naturale ritrosia e riservatezza, ma pure la consapevolezza delle sue qualità umane, delle sue doti culturali, spirituali e artistiche. 

La seconda, Favoloso è il vento” (1965) è un viaggio sognante e malinconico tra i luoghi e le creature di un’infanzia ormai tanto lontana nella memoria, quanto favolisticamente evocativa. Nella prefazione alla raccolta, il giornalista Mario Stefanile, scrive di quella “soave grecità di tono, che circola come il miglior sangue lirico…in tutte queste sue poesie”, trovando “esisti di purezza estrema”. Parole che testimoniano il progressivo definirsi di un cammino poetico che, pur nella varietà di toni e registri espressivi, mantiene una costante limpidezza della lingua, sempre alimentata dalla profonda conoscenza del poeta, della cultura greca e latina.

Nel terzo volume di liriche, dal titolo “Lucciole sul granturco” (1965), inizia ad emergere la sensibilità sociale del poeta, radicata nella sua profonda umanità.

La piccola collezione poetica pubblicata sotto il titolo Il vento dopo Mezzodì” (1968), nel quarto dei "Quaderni di Persona”, rappresenta il raggiungimento di una più piena maturità poetica, caratterizzata, pur nella continuità dei motivi ispiratori, da un maggiore spessore, una spiccata sensibilità sociale ed una più piena consapevolezza della propria “responsabilità” di poeta. Eppure, in questi pochi componimenti, appaiono anche dubbi, ansie, sofferte esperienze esistenziali, ripiegamenti interiori, solitudini, se pur sempre sorrette da una fede viva e ferma, in grado di allontanare le ombre che turbano la fiducia nella vita e nella poesia.

La raccolta “Il riso delle Naiadi” (1971) è una ricomposizione di liriche già pubblicate, poste dal poeta in un contesto da lui ritenuto più consono o, a volte, reimpostate metricamente, in modo che acquistino una nuova e diversa armonia. Esse sono espressione di continuità e rinnovamento, tanto nelle fonti d’ispirazione, quanto a livello stilistico e metrico, testimoniando l’evolversi del cammino poetico, verso forme più consapevoli e mature.

L’ultimo volumetto di poesie italiane, dal titolo Luna, santa luna” (1974) riprende, con grande consapevolezza, il filo di suggestioni ed empatia che lega il poeta alla sua terra d’origine e alla sua gente, facendosi espressione di una più appassionata e quasi dolente coscienza delle pene degli umili, e di un senso di umanità più partecipe. E’ in questa raccolta, inoltre, che prende avvio il ripensamento del poeta sui miti ed il valore che essi assumono nel vivere umano; è qui che compare la sua veramente originale rilettura dei miti omerici e la personale “scoperta” dell’umanità di Omero e della sua poesia.

Tutti i componimenti italiani confluiscono infine nel volume Quest’ombra sul terreno” (1983), alla cui struttura il poeta aveva lavorato personalmente, rivelando, nella distribuzione dei testi nelle diverse sezioni, acuta sensibilità e sapiente organizzazione dei contesti. Esso assume una fisionomia autonoma rispetto alle singole raccolte che lo costituiscono, in quanto mostra in maniera chiara e definitiva, il profilo umano ed artistico del poeta, coglie la ricchezza della sua umanità, la verità, la forza e l’efficacia della sua ispirazione poetica, la vastità e l’ampiezza della sua formazione culturale.

Il volume “Quaderno di un’estate” (1975, Atene) contiene una serie di poesie in lingua greca moderna, pubblicate dall’amico Febo Delfi, e rivelatrici, ancora una volta, della profonda passione di Mastroianni per la cultura classica e per una terra alla quale si sente, come scrive lui stesso, “legato per sangue e per spirito”. Emerge, infatti, in queste liriche, uno stato d’animo tormentato ed inquieto, un senso di solitudine e di sradicamento, un’angoscia esistenziale che mai, fino a questo momento, era venuto fuori con tanta consapevolezza.

La raccolta Primavera” (1977, Atene), dedicata dall’autore ai suoi morti, si colloca sulla scia della precedente, risultando, però, più ricca e articolata; intreccia, infatti, temi nuovi e meno nuovi, componimenti brevi e altri lunghi, alcuni linguisticamente concettosi e densi ed altri più distesi, lirici, quasi favolosi; c’è insomma, nella varietà sempre musicale dei versi, una molteplicità di registri espressivi, nei quali si esprimono malinconie, ansie, momenti di serenità e di sogno, tormenti e speranze, lo  scorrere del tempo e il senso dell’eterno. Tornano pure i ricordi dei propri morti, la sofferenza per la propria terra dimenticata, il canto per i “Fratelli ellenofoni della Calabria”, gli affetti familiari.

Nell’ultima collezione poetica, La favola di Eutichio” (1982, Atene), pubblicata nei “Quaderni Delfici”, si riscontra una presa di posizione netta dal punto di vista stilistico: la lingua è estremamente densa ed essenziale, il tono incisivo e quasi epigrammatico, adatto alla tematica dolente e malinconica, resa tale dal presentimento della fine imminente che, tuttavia, l’incrollabile fede in Dio e nella poesia rende non disperata, virile e serena.

Anche i componimenti neogreci confluiscono in una collezione unica, dal titolo POIHMATA (Ellenikh Trilogia)” (1883, Atene), pubblicata postuma. Il greco offre al poeta una scioltezza ed una limpidezza nuova e, a livello espressivo, una capacità di condensazione espressiva prima non rivelata, ma questa risulta piuttosto dovuta al maturare ed approfondirsi dell’umanità del poeta, ammaestrato dalla sua stessa esperienza di vita.

Rielaborazione di un testo di Benito Vittorio Paola.